Il mandato di arresto europeo

 Il mandato di arresto europeo (detto m.a.e.) previsto dalla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio Europeo del 13.6.2002 consiste nella disposizione, emessa dall’autorità giudiziaria di uno Stato membro della Comunità Europea, di procedere all’arresto oppure alla consegna, da parte di un altro Stato membro, di un soggetto ricercato. Scopo ne è l’esercizio dell’azione penale oppure l’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza.

La direttiva europea è stata così recepita anche in Italia con la legge di ratifica 12 aprile 2005 n. 69. Il m.a.e. ha sostituito perciò la disciplina generale dell’estradizione, della relativa Convenzione europea di estradizione e degli stessi accordi di Schengen nei rapporti fra Stati membri.

L’autorità giudiziaria dello Stato richiesto provvede in conformità, dopo avere espletato alcuni controlli a carattere formale e non sostanziale. il rapporto di cooperazione giudiziaria intercorre direttamente fra le autorità giudiziarie di due Stati membri. Per questo, in Italia, il Ministro della Giustizia non ha alcun potere in materia (come invece ne ha in punto di estradizione) sebbene resti competente per l’invio materiale della richiesta all’autorità estera.

L’emissione del m.a.e. presuppone una condanna con sentenza definitiva ad una pena detentiva o ad una misura di sicurezza privativa della libertà personale di durata non inferiore a quattro mesi; oppure che si proceda per reati per i quali sia prevista una pena detentiva o una misura di sicurezza privativa della libertà personale di durata massima non inferiore a dodici mesi.

Vige, come per l’estradizione, il principio della doppia incriminazione: vi è, di massima e salvo alcune eccezioni, il divieto di procedere alla consegna o all’arresto se il fatto non costituisce un reato ai sensi della legge dello Stato membro di esecuzione.

Il procedimento appare semplificato rispetto a quello previsto in tema di estradizione in quanto l’autorità giudiziaria emittente comunica il m.a.e. direttamente all’autorità giudiziaria di esecuzione. Il m.a.e. è tradotto nella lingua in uso nello Stato di esecuzione. Per la sua attuazione l’emittente si avvale del Sistema di informazione Schengen (SIS) e dell’ Interpol.

La persona arrestata ha diritto di conoscere il contenuto del m.a.e. e di avvalersi dell’assistenza di un difensore e di un interprete, quando necessario.

L’autorità di esecuzione provvede all'audizione della persona interessata e decide entro i successivi 60 giorni sull'esecuzione del m.a.e., dandone immediato avviso alla autorità emittente.

La persona interessata può prestare il suo consenso alla consegna in modo irrevocabile e ha diritto di essere informata sulle conseguenze di tale espressione di volontà. Se così, la decisione (con ordinanza) sull’esecuzione del mandato è adottata entro 10 giorni dalla prestazione del consenso.

La detenzione conseguente al m.a.e. deve essere computata ai fini della durata complessiva della privazione della libertà eventualmente inflitta.      

L’esecuzione del m.a.e. può essere rifiutata per: rispetto del principio del ne bis in idem; mancata specificazione dei gravi indizi di colpevolezza, laddove la consegna sia finalizzata alla possibilità di processare un determinato soggetto; reato amnistiato nello Stato membro di esecuzione; esclusione della punibilità per causa di età minore; prescrizione dell’azione penale o della pena; mancata presentazione della persona interessata presso l’autorità giudiziaria in cui è stata pronunciata la condanna senza che vi sia stata pronuncia di contumacia.

Altre eccezioni al principio di immediata esecuzione del m.a.e nel nostro Paese sono state introdotte dalla giurisprudenza.

La consegna che riguardi un cittadino italiano può essere subordinata alla condizione che lo stesso sia ritrasferito in Italia per scontarvi l’eventuale condanna (art. 18 l. 69/2005).

A questo riguardo, va menzionata la sentenza della Corte Costituzionale n. 227/2010 (in G.U. in data 24.6.2010), con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell’art. 18 l. ratifica 69/2005 nella parte in cui non prevedeva il rifiuto di consegna anche del cittadino di un altro Paese membro dell’UE, il quale  legittimamente ed effettivamente risieda o abbia dimora nel territorio italiano, ai fini dell’esecuzione della pena detentiva in Italia conformemente al diritto interno. Si può pertanto rifiutare la consegna e disporre che la pena inflitta sia scontata nel nostro Paese, secondo le norme nazionali in vigore.